Marketing Guru | Marketing Online

06 May, 2010

Twitter e Facebook in un grafico

Scritto da: NR In: social network| web 2.0

Ecco due infografiche, veramente ben fatte e interessanti, sull’evoluzione recente delle due piattaforma social più usate e più in crescita: twitter e facebook.
Entrambe le grafiche sono gentilmente rubate da website-monitoring.com.

twitter-fact-figures

Ed ecco quella, invece, su Facebook.

facebook-fact-figures

06 May, 2010

Social Media Revolution 2

Scritto da: NR In: Marketing Online| web 2.0

Dopo il primo video (social media revolution) esplicativo della rivoluzione che può rappresentare nel mondo online (e non solo) l’avvento e diffusione delle reti sociali e web 2.0. ecco la versione aggiornata del video Social Media Revolution.

D’altro canto, il web è in una evoluzione cosi rapida, che i dati citati, credo siano giá obsoleti, anche se il video è di neanche 24 ore fa…

I normali strumenti che utilizza la maggior parte della gente che si occupa di campagne di marketing online dá una serie di informazioni parziali. Normalmente, se pensiamo che una campagna possa toccare elementi di SEM, di display advertising, di affiliazione, giá ci incontriamo con tre differenti piattaforme che hanno metriche e regole differenti.

Il dover lavorare e avere dati da differenti piattaforme, rende difficile avere una visione d’insieme delle proprie campagne e al di lá di non avere un trattamento dell’informazione omogeneo, spesso si devon riconciliare dati, ritoccare discordanze e differenze e fare lavori ‘turchi’ per dare una visione globale. Inoltre, e informazione non da poco, quasi sempre si perde la visione di come le varie azioni possano influenzarsi tra loro e che effetti possono avere. Quello che dico, va nella stesso desiderio di avere una visione olistica del marketing online, cosa che mi auguravo a fine 2009.
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La settimana scorsa è stato pubblicato questo stuido da parte di Nielsen e Facebook dal titolo ‘Understunding the value of a Social Media Impression‘ che analizza l’interazione tra annunci pubblicitari in facebook e presenza di marca attraverso pagine ‘fan page’.

Lo studio illustra in modo chiaro e numerico come la presenza in Facebook di una presenza di marca è capace di aumentare l’effettività degli annunci a pagamento nella stessa rete. Lo studio ha messo in relazione gruppi di utenti espsoti solo agli annunci pubblicitari e gruppi di utenti che oltre agli annunci pubblicitari hanno ricevuto una social media impression. Quest’ultima, si definisce come l’impressione di un contenuto relativo a un brand, che può avvenire tramite la visione di un contenuto sociale (non di pubblicità) sul proprio muro, quello di un amico o semplicemente un annuncio per ‘farsi fan’ ora ‘mi piace’ un determinato prodotto, marca.

L’effetto, definito dallo studio effetto ‘brand-lift‘ é la capacità di aumentare la brand awareness di un prodotto grazie a una strategia di multi-presenza nel network sociale più famoso e diffuso al mondo. La differenza, in termini numerici é significante. Chi ha ricevuto una impression sociale di una marca, di un prodotto, ha una sensibilità decisamente più elevata anche ai messaggi pubblicitari.

ads-w-advocacy

Il confronto parla da solo. Gli utenti che son stati espsoti a differenti messagi, hanno una sensibilità a un messaggio di acquisto di 6 punti percentuali maggiori a chi ha visto solo annunci pubblicitari senza un contatto precedente con la marca, prodotto.

Quello che lo studio Understunding the value of a Social Media Impression di Nilsen e Facebook ci insegna è quindi che una presenza sociale in Facebook aumenta sensibilmente l’effettività della propria campagna advertising su Facebook e che al cliente non si può parlare con due differenti linguaggi. La presenza pubblicitaria e di marca, di brand awareness deve essere allineata. Solo con una presenza che ha due tagli, di awareness e di call to action è capace al meglio di dare i migliori risutati in termini di sforzi pubblicitari. Non sará mica un caso che sempre più aziende stan adottando le ultime novità tecnologiche offerte da Facebook con la possibilità di includere il bottone ‘mi piace’ sulle proprie pagine web per collegarsi a Facebook.

Cosa mi aspetto dal marketing online per il 2010? Un approccio più olistico. Un paio di sere fa mi son ritrovato a parlare con amici, esperti in materia di comunicazione online, marketing, e mi son reso conto che il mondo della comunicazione online ha ancora molta strada da fare.

Marketing manager che misurano esclusivamente il ROI, centri media che hanno visione a molto molto corto raggio, editori che non riescono a trovare alternative alle vecchie metriche di vendita banner: cpm e cpm. Per non parlare poi di CPA, concetto decisamente antiquato.

Quando capiremo che la comunicazione online non è a compartimenti stagni?
Quando capiremo che una azione di comunicazione online con Banner non può essere esclusivamente misurata in termini di metriche post-clic?
Quando capiremo che offline e online devono andare a braccetto?
Quando capiremo che la presenza in social media è fondamentale (Dove sono oggi gli utenti di internet?!) ma non possiamo misurarne il rendimento in termini di vendite, azioni post-clic?
Quando capiremo che AdWords non è la manna dal cielo ma si accaparra tutte le vendite perchè è alla fine del processo di customer engagement e decisione?
Quando? Ecco io spero nel 2010!

Ma per farlo bisogna prima fare tre considerazioni: la prima è che ogni mezzo di comunicazione o advertising online deve trovare la giusta collocazione (oltre che metrica) nell’impattare un cliente. Un banner non ha lo stesso scopo e collocazione di una campagna brand su google adwords. Il banner mi servirà per generare domanda, l’adwords per raccogliere la domanda generata.

La seconda considerazione è che bisogna avere una visione olistica della comunicazione online: i banner aiutano il search, il traffico diretto, il social anche, google adwrods raccoglie i ‘meriti’ di altre azioni di comunicazione ..etc..e soprattutto dobbiamo tenere in conto questo concetto quando poi dobbiamo valutare rendimenti e ritorni delle azioni di advertising online.

La terza considerazione è che dobbiamo essere dotati di un sistema di analitica avanzato. Un sistema che non si accontenti della vecchia metrica del last-cookie-wins. Una analitica che sia capace di evidenziare le relazioni numeriche tra diverse campagne di comunicazione; che sia capace di dirmi non solo grazie a quale campagne i miei clienti comprano, ma anche grazie a quali campagne i miei clienti hanno cominciato a pensare di voler comprare il mio prodotto.

Ecco, questo è quello che vorrei il 2010 portasse al mondo della comunicazione online. Una visione più onesta, corretta, olistica della comunicazione online. E se cominciate a pensare in questo modo, ma non sapete concretamente come muovermi, contattatemi, sarò ben felice di condividere le mie opinioni e strategie in questo senso.

Ps. Ovviamente, buon 2010 olistico :)

Una delle insidie che si può nascondere dietro un programma di affiliazione è la presenza di siti affiliati che fondamentalmente si comportano come parassiti: non apportano nulla di buono al programma, alla vendita o lead sul tuo sito, ma, invece, cercano di ‘rubare’ il merito dell’azione rilevante.

Per capire cosa fanno questi affilaiti ‘parassiti’ dobbiamo focalizzarci sulle dinamiche delle reti di affiliazione. Basicamente in queste reti (le più famose in Europa sono Zanox e Tradedoubler) un affiliato viene retribuito quando risulta che un evento rilevante (genericamente vendita o lead) è stato effettuato grazie all’attività dell’affiliato. Fondamentalmente l’utente l’ha portato lui. Ma qual’è il meccanismo che attribuisce il merito di un’azione rilevante a un fonte di traffico piuttosto che a un’altra? il cookie.

E qui comincia la parte più complicata. Immaginiamo di avere due affiliati che dicon di avermi portato una vendita nel mio ecommerce. La vendita è una, e io mica posso retribuire due affiliati, quindi la metrica che si usa è quale dei due ha il clic più vicino all’evento rilevante. Questa è essenzialmente la regola, in attesa che anche le reti di affiliazione e gli affiliati capiscano e accettino che la comunicazione online non è a compartimenti stagni, ma interagisce..e il merito non è mai solo di una fonte di traffico o azione di marketing online ma il merito del mix..comunque, tornando a noi. Un affiliato che si comporta in modo maligno, che farebbe? Beh cercherebbe di piazzare sempre i suoi cookie sopra a quelli degli altri, facendo in modo che sempre risulti il suo cookie con il clic più vicino al momento rilevante.

Ma come fanno effettivamente questi ‘parassiti’ a fregarvi? Son molto intelligenti: software, plug-in, pop-up automatici e altre diavolerie informatiche !!

Al riguardo, sul territorio americano, è nell’occhio del ciclone un affiliato come we-care.com. Il video qui sotto (in inglese) illustra chiaramente cosa fa e come fa. Guardatelo, è molto chiaro (seppure in inglese) e molto semplice da seguire.

Occhio, che se questa è una pratica molto diffusa, ma seppure facilmente scopribile, ve ne son molte altre che è piú difficile invidivuare. Nella analisi e rivalutazione dei vostri affiliati in CPA, guardate chi di questi utilizza:

  1. pop-up automatici e come e quando si attivano
  2. software di promozione
  3. plug-in a browser
  4. barre di navigazione

Io comincerei dall’analisi di affiliati che offrono questi tipi di soluzioni per portar traffico al tuo sito web. Se invece, sai di altre pratiche che posson creare problemi, dimmele! Condividere è la chiave :)

http://www.youtube.com/watch?v=Bq9dmwCN0mI

Sempre più marche e aziende stanno cecando di sfruttare le tantissime possibilità offerte dai social network e applicazioni 2.0 del web per stabilire una relazione coi propri clienti, mettere in atto un cambiamento nella comunicazione, immagine aziendale, o semplicemente per cercare nuovi e differenti canali di vendita.

Un soggetto che è sbarcato nel mondo del social network con forza e una strategia completà è il produttore americano di automobili Ford.

Il fine dichiarato di Ford, nel disegnare la sua strategia di presenza online è quella di far cambiare opione agli utenti uno ad uno. E per farlo hanno messo in campo una strategia a tutto campo: Facebook, Twitter, Flickr, Youtube e una web hub per tutte le esperienze social di Ford: www.thefordstory.com.

La azione di Ford è a 360 gradi per cercare di generare qule classico e tanto efficace effetto virale bocca-orecchia. In Youtube l’azienda ha messo circa 150 video, con la precisa strategia che vengano inseriti e collegati da differenti blog sul tema.

In Facebook, Ford ha creato un’applicazione chiamata ‘You speak green’ con l’intenzione di generare discussioni, scambio di opinioni e trucchi per ridurre l’impatto ambientale dei vecoli e promuovere online il lancio dei loro modelli ibridi.

La presenza in Twitter è massiccia: circa 20 dipendenti dell’azienda animano e mantengono una dozzina di profili in Twitter (@Ford, @FordDrive Green, @FordMustang). Sul fronte dei blog, Ford ha lasciato alcuni dei suoi veicoli ai più influenti blogger sul tema perchè, se lo desiderano, possan scrivere sui nuovi veicoli di Ford.

Inoltre, per il lancio del nuovo modello Fiesta, hanno creato l’iniziativa ‘Fiesta Movement‘, una iniziativa per tutti i clienti e non di Ford che potrebbero ricevere in esclusiva, gratutitamente, uno dei nuovi modelli per 6 mesi e usarlo a proprio piacere.

Vedere che un colosso come Ford ha una considerazione tanto importante dell’impatto dei social network sul proprio business è molto interessante, e sembra abbian disposto una strategia completa e capace di raggiungere gli scopi definiti. E’ sicuramente un buon esempio del modo di fare comunicazione nell’era dei social network.

Non c’è niente che può far vendere meglio il tuo e-commerce come ‘regalare’ qualcosa o offrire dei concreti vantaggi. E’ ovviamente il caso delle promozioni di vendita online privi delle spese di spedizione. Secondo uno studio pubblicato da Cheetmail, offrire gratuitamente le spese di spedizione è una offerta che può risvegliare il tuo ecommerce, alzando il ratio di vendita nel 70% dei clienti che l’hanno utilizzata, con una miglioria della transazione media per il 47% degli operatori che hanno utilizzato questa strategia.

Nell’immagine sotto, si vede la differenza percentuale comparando i dati di conversione delle email con e senza spese di spedizione, diviso per tipologia di prodotto.

mail

Per utilizzare al meglio questa strategia per spingere le vendite del proprio ecommerce, è conveniente:

  • scegeliere i prodotti che ama il vostro target. Le spese gratuite non fanno vendere prodotti che normalmente non vengono, ma aumentano le percentuali di vendita di quei prodotti che già i vostri clienti amano.
  • Creare l’urgenza dell’offerta. Offrire spese gratuite non crea per lunghi periodi non genera quel senso di urgenza e offerta che fa funzionare la strategia. Usate le spedizioni gratutite in modo chirurgico, periodi brevi e ben comunicati per aumentare l’urgenza dell’acquisto
  • scegliere il momento giusto. Come si può scoprire su Google Trends, la gente comincia a ricercare per spese gratutite a partire da Ottobre, giá pesando al Natale. Approfittare di questo desiderio dell’utenza può spingere ancora di più le vendite nel vostro ecommerce!

04 Oct, 2009

Online Marketing: novità sparse

Scritto da: NR In: Marketing Online| News

All’amico GiorgioTave e al suo forum sul posizionamento sui motori di ricerca e al marketing online tutti gli operatori dell’online italiano devon molto. Una storica fonte di informazioni e interessanti discussioni: una ricca e attiva comunità. Ora sicuramente gliene devo un’altra, grazie alla segnalazione delle più interessanti novità del mese appena concluso.

Particolarmente interessanti sono la ricerca di eyetracking (sguardo) sui motori di ricerca. In italiano, veramente completa e se avete la pazienza di terminarne la lettura, molto molto completa.
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Da quando Google ha introdotto l’universal search oramai un anno fa, ed ha successivamente ampliato il concetto di concordanza amplia delle parole chiave, avere parole chiave in concordanza broad senza parole chiave negative, molte volte vuol dire apparire per search decisamente fuori del tuo target.

E qui vengon in auto le negative keywords, o parole chiave negative. Grazie al twitter di Szetela che segnala un articolo di PPCHero, vengo a scoprire un nuovo modo per aggiungere parole chiave decisamente più ’scientifico’ di quelli che sapevo.
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  • salvatore: Sono d'accordo sul fatto che il pagerank sia solo uno degli elementi che concorrono al posizionamento di un sito: eppure io non back-linkerei (orrido
  • PageRank: nuovo aggiornamento | Web Marketing Blog: [...] SEO italiani e ottimi bloggers hanno ripreso alcune considerazioni direttamente da oltre oceano. http://seo.nicolariva.it/pagerank-inutile-osses
  • Max: A me sta cosa dell'evoluzione del "ragno" di Google nn può che fare piacere, io realizzo siti web e adoro il flash (a mio parere un'invenzione a dir